Intervista pubblicata su La Voce e Il Tempo del 1° marzo 2026
Martedì 3 marzo 2026, dopo 12 anni e tre mesi, don Stefano Votta termina il servizio di Presidente dell’associazione Oratori Noi Torino che iniziò nel dicembre 2013. La sera del 3 marzo si tengono, infatti, le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione.
Don Votta, quali sono state le tappe di questo cammino a sostegno degli Oratori?
Noi Torino, in stretta sinergia con la Pastorale giovanile della diocesi, in questi quasi 13 anni ha lavorato senza risparmiarsi per il rilancio degli Oratori, soprattutto per conferire un riconoscimento giuridico e istituzionale ai «cortili», che prima di tutto sono luoghi di evangelizzazione e incontro con Cristo, presidi capaci di accogliere, ascoltare e proporre. Abbiamo dunque intensificato un dialogo con le istituzioni, per esempio rendendo concreta la legge regionale 26/2002 sugli Oratori i cui contributi lo scorso anno sono tornati ad 1 milione di euro, come prevedeva originariamente la norma. Durante il periodo complesso della pandemia gli Oratori non sono mai stati fermi. Abbiamo lavorato in tandem con la Diocesi e la Regione per riaprirli sia nell’estate del 2020 che nel 2021. Abbiamo poi rafforzato le competenze tecniche che ci hanno permesso di arrivare preparati al passaggio al Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore): il rischio era quello di perdere dei circoli, soprattutto i meno strutturati, invece l’associazione ha saputo accompagnare ogni singolo oratorio. I capisaldi sono sempre stati quelli della formazione per animatori e coordinatori su cui è fondamentale investire.
Quanti sono ad oggi i tesserati?
Siamo passati da 15 mila nel 2014 a quasi 30 mila ad oggi reggendo l’onda del Covid. Sono stati aperti circoli Noi Torino anche nelle diocesi di Cuneo e Alba, in attesa che venga costituita un’associazione territoriale. In questi anni ho percorso migliaia di chilometri per incontrare personalmente i Consigli di amministrazione o le parrocchie e comunità che intendevano aprire il circolo Noi.
Perché aprire un’associazione nella rete NOI?
Sono molto diretto: oggi non si possono più fare attività «alla viva il parroco»: l’associazione di promozione sociale, inserita nel Terzo Settore, offre più affidabilità verso famiglie e istituzioni oltre a tutele per i volontari e i partecipanti alle attività. Non toglie nulla alla missione originaria della parrocchia ma al contrario la rafforza: più ordine, più responsabilità, più futuro. È importante che le parrocchie abbiano uno strumento di tutela per le diverse attività: l’oratorio del sabato, il doposcuola, l’oratorio estivo, i ritiri e i campi estivi, i pranzi e le cene comunitarie, le feste e le iniziative aggregative di vario genere…
Quale messaggio per gli Oratori al termine del mandato di presidente?
Le testimonianze ci dicono che le vocazioni, nelle diverse forme, maturano negli Oratori dove passano tutte le generazioni. Mi piace definire l’Oratorio come il «Quinto Vangelo», dove si trovano tutti gli elementi per diventare «buoni cristiani». Chi vuole intraprendete un cammino di fede passa anche dall’oratorio. Oratori come ponte tra la strada e la Chiesa, tra la strada e la vita. Su questo abbiamo tanti esempi, anche tra sacerdoti, mi piace ricordare don Paolo Gariglio, recentemente tornato alla Casa del Padre, e le numerose vocazioni maturate in oratorio e ai campi. Continuiamo dunque ad investire sull’Oratorio!
Stefano DI LULLO
